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Paragrafo 2 . Sensi e senso comune.

     
L'uniformit   della  natura,  cio  la  mancanza   di   differenze
sostanziali   tra   le   sue   parti,  rappresenta   una   premessa
indispensabile  per mettere in discussione la struttura  gerarchica
dell'universo tramandata dalla tradizione aristotelica e platonica,
per  la quale cieli di materia incorruttibile non possono altro che
sovrastare  il  corruttibile mondo sublunare; cos come  la  natura
angelica  non pu che essere, secondo la scala di Ficino, superiore
a   quella  corporea.  Se,  invece,  come  propone  Telesio,  tutto
l'universo    riconducibile alla medesima sostanza e dotato  della
stessa  sensibilit,  i vari elementi che lo costituiscono  possono
essere  "spostati" senza turbare nessun ordo rerum, visto  che,  al
limite,  questo "ordine delle cose" non esiste o, comunque, possono
essere   pensati   "ordini"  diversi  da  quello  trasmesso   dalla
tradizione.
     Telesio insisteva sulla necessit di legare la conoscenza alla
sensazione,  convinto  che  solo cos  si  sarebbero  eliminate  le
contraddizioni emerse tra i vari sistemi filosofici  e  all'interno
di ciascuno di essi; ma per portare alle estreme conseguenze il suo
bisogno  di  critica della conoscenza tradizionale  era  necessario
fare   un   ulteriore  passo:  cogliere,  cio,  le  contraddizioni
all'interno della stessa sfera delle sensazioni.
     E' innegabile che ciascuno di noi, alzando gli occhi al cielo,
percepisce  il  moto del Sole e della Luna e di  tutti  quanti  gli
astri  e,  guardando  quindi  i propri piedi,  ha  la  rassicurante
certezza della immobilit e stabilit della Terra. Si tratta allora
di  considerare  se,  data la possibilit che la  Terra  si  muova,
questa  ipotesi implichi sensazioni diverse da quelle che proviamo:
  possibile  che  la Terra si muova mentre noi la  vediamo  ferma?
Oppure, se la Terra si muovesse vedremmo noi gli astri del cielo in
maniera  diversa da come li vediamo ritenendo la Terra immobile?  O
ancora, potremmo noi vedere il Sole in movimento se in realt fosse
fermo?
     Ripetiamo  che  solo accettando la possibilit di  pensare  un
ordine   dell'universo  differente  da  quello  che  percepiamo  si
possono  formulare queste domande e quindi cercare una  spiegazione
alle  eventuali contraddizioni derivanti dalle risposte: cio  come
sia possibile percepire fermo un corpo in movimento e viceversa.
     
La riduzione dell'aristotelismo a opinione.
     
L'ordine  dell'universo e di tutte le cose in esso contenute,  cos
come era stato pensato da Aristotele e perfezionato da Tolomeo, non
contraddiceva   affatto  le  sensazioni,  anzi  era   perfettamente
conforme  ad  esse.  Ma  se  era  possibile  contestare  la  fisica
terrestre di Aristotele, come aveva cercato di fare Telesio,  forse
se ne poteva mettere in discussione anche la fisica celeste: allora
la  conformit  del sistema aristotelico ai dati sensibili  avrebbe
potuto   risultare  solo  apparente,  avrebbe  potuto  essere   una
interpretazione di essi.

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     L'interpretazione  del dato sensibile che  si  sostituisce  al
dato  stesso costituisce il senso comune, che non  conoscenza,  ma
credenza e opinione. Il fatto che tutti "vedessero" nel fulmine  la
mano  di  Zeus  non provava l'esistenza di Zeus; il  fatto  che  il
diametro  del  Sole  ci appaia di pochi metri  non  garantisce  che
quella  sia la sua reale lunghezza, come il fatto che lo percepiamo
in  movimento non  sufficiente a dimostrare che quel movimento sia
reale.
     Ma contraddire il senso comune, soprattutto se in esso si sono
sedimentati  secoli  di "conoscenze scientifiche",    estremamente
difficile e pericoloso. Nel quinto secolo avanti Cristo, ad  Atene,
Anassagora fu condannato anche perch aveva sostenuto che  il  Sole
era fatto di pietra ed era sicuramente pi grande del Peloponneso.
     L'atteggiamento  critico  che  abbiamo  esemplificato  con  le
posizioni  di  Telesio aveva cominciato a manifestarsi  un  po'  in
tutta  Europa, e per oltre un secolo animer il continente con  uno
dei  dibattiti  filosofici  forse  pi  affascinanti  e  ricchi  di
conseguenze di tutta la storia della filosofia.
